Sostenibilità, tutela e sviluppo. Nuove alberature per contribuire all’habitat di Lio Piccolo e conservare tutto il suo fascino paesaggistico. E non solo, perché la nuova foresta sarà anche in grado di “moltiplicare” i pesci nelle acque sottostanti. Tutto questo accade nell’antico borgo di Lio Piccolo. per la precisione all’interno di Valle Paleazza, uno dei luoghi più suggestivi della laguna nord. Qui sabato scorso, alla presenza anche del sindaco Roberta Nesto, sono iniziati i lavori di messa a dimora di 12.000 alberi lungo gli argini di valli da pesca abbandonate.
antiche vasche di popolamento e riproduzione di pesce che sfruttano esclusivamente fenomeni naturali, con lo scopo di restituire funzionalità e biodiversità all’area di 15 ettari in disuso da decenni. Insomma, un contributo concreto per ripopolare il verde in una vegetazione particolare e fragile come quella lagunare, piantando delle Tamerici salmastre grazie ad un intervento di piantumazione promosso da Etifor, spin-off dell’Università di Padova.
L’iniziativa è messa in campo grazie a una massiccia adozione di oltre 5.000 piante da parte di Lagardère Travel Re-tail Italia e di centinaia di cittadini sull’apposita piattaforma per progetti speciali di riforestazione www.wownature.eu.

«Le valli da pesca rappresentano – viene spiegato – una preziosa testimonianza di un approccio produttivo nato in epoca romana con l’allevamento di ostriche e sviluppatosi poi a partire dal XVII secolo, fino a raggiungere la sua massima diffusione agli inizi del ‘900. In questi ambienti e stato applicato, ante litteram, il criterio della produzione sostenibile di proteine alimentari ad uso umano». Nello specifico, la particolare conformazione delle valli di Lio Piccolo ha consentito per secoli a diverse specie ittiche di trovare riparo e riprodursi abbondantemente in queste «sacche» lagunari protette da alberi disposti sugli argini che intervallano le zone umide. Ad essere realizzate, dunque, sono delle vere e proprie vasche d’allevamento naturali collegate da canali che non necessitavano di impiegare mangimi o di stimolare artificialmente la frequentazione da parte di pesci e avifauna, ma che sfruttavano unicamente l’energia dei fenomeni naturali, quali sole, vento e maree, e la catena alimentare da essi sostenu ta, per l’allevamento di specie ittiche autoctone di acqua ma rina o salmastra. «E’ un progetto – spiega la sindaca Roberta Nesto – che si sposa con la vocazione e il rispetto am• bientale della nostra terra che andrà monitorato con attenzione per accertarne i risulta-ti. Ringraziamo gli organizza tori per aver scelto L.io Piccolo e i proprietari della valle per aver aderito al progetto”.