«Il cambio di ULSS non influisce sulla questione dei medici di base. Basta continuare con questo discorso – ribatte Renzo Orazio, capogruppo del Patto Civico -. Basta leggere il verbale dell’incontro per capire che tutte le aziende sanitarie sono in difficoltà: non ci sono medici di base, non solo nel Veneto Orientale. L’emergenza è diffusa in tutta Italia, e anche l’ULSS Veneziana è in sofferenza. A peggiorare la situazione è il contratto nazionale vigente che, tra l’altro, concede ai medici di aprire e chiudere a loro piacere l’ambulatorio secondario. Quindi l’opposizione non attribuisca il problema al cambio di ULSS».
A ribattere le dichiarazioni dell’opposizione è l’amministrazione. Nell’incontro di ieri, organizzato dalla presidente del consiglio Giorgia Bortoluzzi, hanno partecipato il consiglio comunale e per l’ULSS 4 il direttore generale Mauro Filippi e il direttore dei servizi sociosanitari Paola Paludetti.
I referenti dell’Azienda hanno chiarito perfettamente le regole vigenti in basi ai quali i medici sono liberi professionisti assunti con contratto che non li vincola a un secondo ambulatorio, ma dà loro facoltà di aprirlo o meno.
Hanno precisato, tra l’altro, che la politica a livello nazionale e regionale, si sta già muovendo anche chiedendo una revisione dei contratti nazionali. Qualche segnale, come l’aumento di borse di studio per gli iscritti alla specialità, si inizia ad intravedere ma non è sufficiente.
L’azienda, proprio per rispondere alle necessità della comunità del Veneto Orientale, sta contattando i medici iscritti alle specialità e si è organizzata per rilasciare incarichi temporanei in attesa di medici titolari. Rispetto alle nuove disposizioni emanate dalla Regione, si è impegnata a intercedere presso i medici per l’aumento del massimale a 1800 pazienti, e per informare i professionisti dell’opportunità di avere un collaboratore di studio, anche per coloro che non sono in medicina di gruppo, dietro riconoscimento economico dell’attività. L’impegno è anche quello di dare continuità nel servizio di guardia medica, ripensando all’organizzazione rispetto ai medici disponibili, puntando anche al miglioramento ed alla risposta tempestiva attraverso il servizio telefonico. Per quanto riguarda i prossimi medici in pensionamento e la pediatra, il direttore ha confermato nuovamente che il servizio non subirà penalizzazioni.
«Il confronto tra Azienda e medici di base avviene, anche laddove ci siano delle criticità. Anche come conferenza dei sindaci abbiamo fatto delle azioni, impegnandoci perché si riveda tutto il sistema, a tutela dei pazienti, delle fasce più deboli – spiega Roberta Nesto sindaca di Cavallino-Treporti -. Oggi, come spiegavano i direttori, il solo ambulatorio primario è vincolante, laddove il medico sceglie di aprire un ambulatorio secondario in altro comune, questo può essere chiuso a sua discrezione in qualsiasi momento e l’ULSS non può obbligarlo a mantenerlo operativo. Non c’è quindi da parte del professionista alcuna violazione contrattuale ma semmai una violazione deontologica. L’intervento della politica deve puntare ad obbligare i medici a fare bene il proprio lavoro. Ci sono tanti medici che stanno lavorando in trincea da anni e che lavorano bene. Le norme servono soprattutto per quei pazienti che devono essere tutelati. Non possiamo più accettare le scelte discrezionali dei medici che prima aprono ambulatorio e poi le chiudono. Questo non è più tollerabile perché va a discapito solamente del paziente».